IL DOLORE NON È UN PRIVILEGIO

La violenza tramite acido è un fenomeno globale che non è legato alla razza, alla religione e tantomeno alla posizione sociale e geografica. Nonostante siano stati registrati casi di aggressione anche ai danni di uomini, rimane una forma di violenza con un impatto maggiore sulle donne, la quale sottintende una forte discriminazione sessuale all’interno della società, seppure con dinamiche e modalità diverse in base ai luoghi dove questa violenza si genera. Le vittime subiscono una tortura che è terribile anche soltanto immaginare: vengono colpite con getti d'acido corrosivo sulla pelle del viso, vengono accecate, rese sorde, annientate. Questo accade alle ragazze e alle donne che decidono di interrompere una relazione, che osano rifiutare di fidanzarsi o sposarsi, magari perché la loro dote non è considerata sufficiente dalla famiglia del marito o anche soltanto per invidia e cattiveria. Il volto sfregiato è solo una parte visibile del calvario che queste donne devono affrontare: oltre alla brutalità dell’evidenza causata da un gesto inumano, al dolore, alle operazioni chirurgiche, ai segni e alle cicatrici, c’è il trauma psicologico da affrontare, la perdita dell’identità, la depressione e l’isolamento. Alcune donne nella fase iniziale della convalescenza sono costrette a passare lunghi periodi chiuse dentro casa e, anche quando potrebbero uscire all’aperto, non hanno il coraggio di mostrarsi in pubblico e di affrontare lo sguardo della gente. Molte di loro mettono via gli specchi e le loro fotografie, eliminando qualsiasi cosa che possa mostrare quello che erano prima e quello che sono diventate. Diventano prigioniere di una casa privata di memoria e identità, dove lo spazio e il tempo sembrano congelarsi, perché loro stesse sono state private del loro passato, presente e futuro. Mi sono chiesta cosa volesse dire passare intere giornate chiusa dentro casa, aggirarsi tra le stanze come un fantasma mentre sei costretta a fare i conti con il tuo nuovo aspetto e ad accettare il fatto che sarà quello il tuo nuovo volto per tutto il resto della tua vita. Quando un volto viene deturpato è la stessa memoria del proprio corpo a perdersi, è la stessa vita ad essere cancellata. La nostra faccia è la nostra identità, racconta quello che siamo, la nostra storia e la nostra esistenza. Che cosa diventa una persona quando perde la sua reale identità? Cosa rimane di lei se rimane solo il vuoto del suo volto negato?

PAIN IS NOT A PRIVILEGE

Acid violence is a global phenomenon that is not depending on race, religion, beliefs and even social and geographical position. Even though some cases of aggression have also been reported to the detriment of men, the so-called acid throwing can be identified as a form of violence that has a greater impact on women, while reflecting and perpetuating their sexual discrimination within society. The victims are forced to tolerate inconceivable torture: they are hit with jets of corrosive acid on the skin of their faces, they are blinded, deafened, annihilated. This can happen to girls or women who dare to refuse getting engaged or married because their dowry is not considered enough by the families of their husbands, because they have interrupted a relationship or even due to envy and malice. The scarred face is only a visible part of the ordeal that these women must confront: in addition to the brutality of the evidence caused by an inhuman gesture, unbearable pain, surgery, signs and scars, there is a psychological trauma developed itself through the inability to recognize oneself, depression and isolation. Many women, in the initial phase of convalescence, are forced to spend very long periods closed inside their houses and even when they would be ready and could go outdoors, many of them do not have the courage to show themselves in public and they do not feel ready to face people's gaze. Many of them remove the mirrors, take away their photographs, get rid of anything that could lead to a comparison between what they were before and what they are now. They become prisoners of a house that has been deprived of memory and identity, where space and time seem to freeze, as they have been left without their past, present and future. I wondered what it meant to spend entire days locked in the house, wandering around the rooms like a ghost while being forced to have to do with a new appearance. We can say that when a face is disfigured, one’s body's memory gets lost with it; it is life itself will be be erased. Our face is our identity: it describes what we are, it tells our history and our existence. What happens, therefore, to a person who get lost its real identity? What remains of a woman if the only thing that survives is the emptiness of a denied face?

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